Il blog di un emigrante napoletano innamorato del Sud

Sono Napoletano ma non chiamatemi Terrone

Sono Napoletano ma non chiamatemi Terrone

Sin dall’Unità d’Italia l’incontro tra meridionali e settentrionali non si può dire sia stato proprio un colpo di fulmine. I rapporti tra centro-nord e gli abitanti dell’ex Regno delle Due Sicilie hanno sempre sofferto una marea di pregiudizi e stereotipi che ancora affligono i rapporti tra le due Italie. Oggi nel 2018 la spaccatura culturale persiste, con buona parte del nord che continua conservare un vero e proprio pregiudizio razziale nei confronti dei meridionali. Un’idea di sostanziale inferiorità, di minorità, che quasi atropologicamente sarebbe intrinseca in chi nasce un po’ più in giù di Roma (più o meno). Il termine Terrone è la perfetta sintesi di questo stato di cose.

Il termine comincia ad essere ultilizzato dalla metà del ‘900 in tono dispregiativo dagli Italiani del nord per designare gli abitanti dell’ Italia meridionale, in un periodo di grandi migrazioni di questi ultimi verso i centri urbani del nord. Circa 4 milioni di persone infatti si trasferiranno dal Mezzogiorno all’Italia centro-settentrionale nel periodo del boom economico. Da quel quel momento gli italiani del sud, dopo aver combattuto una guerra insieme, scoprono di non essere fratelli, come dice il nostro inno nazionale, ma “mangiatori di terra”, solo rozzi contadini. Delle condizioni di vita e delle sofferenze a cui vennero sottoposti i meridionali in cambio di un salario e di un futuro se n’è parlato anche poco secondo me. E un certo linguaggio resiste ancora oggi nell’uso corrente di una buona parte d’Italia a ricordarci la posizione di superiorità economica e politica del nord nei confronti degli abitanti del Mezzogiorno.

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Sdoganato dalla Lega Nord negli anni ’90, il Terrone ha finito con rappresentare con diverse sfumature il nemico e l’antitesi numero uno ai valori settentrionali, incarnati dal successo economico. Il terrone (o la terrona) è naturalmente svogliato, pigro, con poca voglia di lavorare. E’ tendente all’illegalità e poco incline al rispetto delle regole; rozzo, sporco, poco intelligente e poco o per nulla acculturato. Le sue tradizioni e usanze sono il frutto di un misto di supersistizione e ignoranza, profondamente arretrato nei comportamenti, possessivo e violento. Si potrebbe continuare, ma insomma dare del terrone a qualcuno/a è una perfetta soluzione veloce per umiliare una persona del sud e ridurla ad una macchietta. Chiaramente essendo frutto di uno stereotipo, e già per questo odioso, non è necessario che coincida tutto o in parte con la realtà. Basta essere nati alla latitudine sbagliata e il gioco è fatto, il tutto avvalorato da un’interpretazione unilateale e arbitraria della storia del Paese.

Il valore offensivo e ingiurioso del termine è conclamato da sempre più tribunali a cui tanti meridionali offesi stanno cominciando a ricorrere. Valore penalmente punibile anche per la Corte di Cassazione che ad esempio ha confermato la condanna del ex leader leghista Umberto Bossi ad un anno e 15 giorni di reclusione colpevole di vilipendio per aver definito “terrone”, nientepopòdimeno che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un comizio del 2011. Certo, gli esponenti leghisti non sono nuovi a questo tipo di offese,  (ricordiamo le urla “terrone di m..a” rivolte al presidente del Senato Grasso) ed è vero purtroppo che il termine è entrato nell’uso comune in una certa parte d’Italia. Ciò non toglie che anche la giustizia italiana ha finito per riconoscerne il carattere negativo.

Nonostante questo, negli ultimi tempi il termine “Terrone” sembra stia superando i propri confini. Complici alcune produzioni web, gruppi facebook e successi editoriali, anche i meridionali hanno finito per adottare questo appellativo per identificarsi. Da termine razzista il termine sta diventanto man mano un termine familiare quasi goliardico, speculare al corrispettivo giocoso “polentone”. Il dizionario Treccani definisce terróne un’appellativo dato, con intonazione spregiativa. (talvolta anche scherzosa), dagli abitanti dell’Italia settentrionale a quelli dell’Italia meridionale. Per il Sabatini Coletti è un epiteto spregiativo o scherzoso con cui nell’Italia settentrionale vengono designati i meridionali. Ma com’è possibile che un termine intrinso di odio razziale possa diventare scherzoso e quindi accettabile? E’ vero che il contesto può influenzare molto il senso di una parola, ma davvero può fargli perdere il carattere negativo?

Si infatti tende ad usare il termine in maniera ironica e autoironica, con quella ironia che solo noi meridionali sappiamo come usare nelle situazioni più difficili. Purtroppo però il termine non nasconde del tutto gli elementi di pregiudizio, preconcetti, e chi ne ha più ne metta, che quel termine esprime. Chi usa il termine terrone e chi accetta di esserlo afferma incosapevolmente o meno, di essere altro, diverso nel bene e nel male dall’altro “italiano. Il “terrone” è due volte spogliato, della sua identità e della sua personalità, un ruolo subalterno nel quale il meridionale accetta di mettersi per assecondare un pregiudizio impossibile da battere. Questo non fa altro che legittimare il discorso di una differenza antropologica, culturale che per troppi anni ha giustificato scelte di natura politica ed economica a svantaggio del sud.

Sono convinto che nessuno, orgogliosamente meridionale, possa accettare di essere definito Terrone. In questo senso una riscoperta della propria storia e una diffusione della cultura del sud Italia è imprescindibile per poter rigettare ogni tipo di sudditanza più o meno velata. C’è da notare che questo orgoglio terrone ha comunque contribuito ad accomunare i meridionali, a riunirli sotto una qualche comune identità, anche se disMai più Terroni - Pino Apriletorsiva. Un effetto alquanto sintomatico di territori oggi distinti in varie regioni e che è stato unito per oltre 700 anni, i cui abitanti hanno condiviso per secoli la stessa nazionalità. Siamo stati infatti tutti Siciliani e poi anche Napoletani (cittadini del c.d. Regno di Napoli) finchè non abbiamo cominciato a vergognarcene. Voglio concludere usando il titolo di un libricino scritto da Pino Aprile “Mai più terroni – La fine della questione meridionale”, sperando che sempre più persone capiascano e io non debba più spiegare ogni volta a qualcuno che mi chiama terrone perchè non rido più.


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