Il blog di un emigrante napoletano innamorato del Sud

Chi sono

Ho scelto di viaggiare e, con la voglia di realizzarmi, qualche anno fa mi sono ritrovato emigrante. Una storia come quella di tanti altri ragazzi e ragazze scappati dal Sud e dall’Italia alla ricerca di migliori opportunità o semplicemente per pura sopravvivenza.

Un po’ per scelta un po’ per bisogno ho lasciato Napoli pieno di speranze per provare a costruirmi dopo l’università, un futuro migliore. Ho vissuto in vari paesi europei e fatto diversi lavori, vissuto grandi esperienze e forti emozioni, belle e brutte.

Attualmente vivo a Londra, in una continua lotta per la sopravvivenza in questa affascinante megalopoli inglese, meta sognata da tutti e che farà da sfondo a queste mie pagine.

Certo non è tutto negativo, in questi anni mi sono divertito e ho raggiunto tante soddisfazioni, ho conosciuto tante persone, ho visto posti che mai avrei immaginato di vivere. Emigrare ha significato anche riscoprire la mia identità. Crescendo ho continuato a pensare a casa mia, a Napoli e a quel Sud a cui all’inizio non davo tanto importanza e che ha continuato a inseguirmi. Il sud è diventato dapprima una curiosità poi man mano una passione e infine un’ossessione per me che non mi sono mai abituato a vivere a migliaia di chilometri di distanza.

Ho scavato nella mia storia mi sono fatto tante domande, ho cominciato a interrogarmi sulle mie origini e sulle circostanze che mi hanno portato a fare la scelta di partire; ho letto “Terroni” di Pino Aprile e molte cose mi sono state più chiare. Sono diventato consapevole di far parte di un’identità collettiva dimenticata, di una storia più grande e nonostante la lontananza mi sono ricostruito un’appartenenza che non avevo, e che mi accompagna ovunque anche all’estero.

«Partono ‘e bastimente pe terre assaje luntane… Cántano a buordo: só Napulitane!» Così cantava la famosa canzone Santa Lucia Luntana di E.A. Mario. E’ Passato oltre un secolo da allora, oggi quei bastimenti non ci sono più e noi emigranti partiamo in aerei e in treni veloci, in bus o in macchina, con tutti i comfort e attaccati agli smartphone che ci tengono in contatto con i nostri affetti con messaggi e video chiamate.

Non andiamo più a lavorare nelle miniere o nelle fabbriche, eppure i sentimenti, le angosce, i problemi di chi, in particolare noi meridionali, per scelta o costrizione deve abbandonare la propria terra sono ancora molto forti. Ho deciso di parlare della mia esperienza e condividerla con chi pensa o ha già deciso di partire. Voglio raccontare le mie riflessioni sulla condizione di emigrante del sud Italia, che ha attraversato un secolo e mezzo e ancora oggi è una delle ferite con cui deve confrontarsi gran parte della popolazione meridionale.

Conservo un certo legame col sud e continuo ad osservarlo, ad approfondire la sua storia e a seguirne i fenomeni. In questo blog parlo quindi del Mezzogiorno, del sud e per il sud ma in una cornice quanto più ampia e attuale possibile nel bene e nel male senza romanticismo o pregiudizi stantii sul sud solare, dove si mangia sempre e la gente è sempre felice.

Perché ci sono tante ragioni per cui le persone vanno via e non tornano più. La disoccupazione, il lavoro nero, la criminalità ecc… ma ci sono anche tanti motivi per cui tanti restano, combattono per continuare a costruire una prospettiva di futuro per il sud.

Questo è il momento per me di riflettere su queste ragioni e capire per me se davvero vale la pena stare lontano o invece ritornare. Vorrei convincermi che il mio futuro può continuare ed essere bello anche al sud, e magari un giorno dire “quasi quasi torno giù”!